Quotidien des dieux et des hommes - Page 2

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Quotidien des dieux et des hommes
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Nella deuxième partie (pagg.111-214), comprensiva dei capitoli dal V al VII, l’Autore tratta degli aspetti della vita religiosa nell’ambito della sfera pubblica, a cominciare dall’organizzazione dei santuari dove è possible ancora leggere (nonstante le spoliazioni posteriori all’eruzione) lo svolgimento delle funzioni liturgiche, là ove è assente quasi completamente la documentazione testuale.
L’Autore, con grande acume e rigore scientifico, offre al lettore, sulla scorta della documentazione, una visione quanto mai vivida dei luoghi, delle architetture, dei contesti; nel paragrafo “L’accès au sanctuaire. Portes et murs d’enceinte”, si pone l’accento sullo spazio, chiuso, dei santuari (quello del tempio di Fortuna Augusta prevedeva un cancello antistante che inibiva, quando chiuso, l’accesso all’altare ed al podio), in particolare, quello del tempio di Iside, il cui alto muro di separazione con lo spazio esterno, era interrotto da un vano munito di una porta a tre battenti di cui è rimasta l’impronta nella cenere vulcanica; la regola prevedeva che i fedeli entrassero nei santuari per la preghiera e per l’offerta, con le mani lavate e levate al cielo, mentre il santuario di Apollo, con le sue aperture sul foro e sulla via di porta Marina era funzionale alla pompa e ai ludi Apollinares in foro. Il controllo su di essi era affidato agli aeditui.
Altro argomento: la relazione tra strutture santuariali e rituale in esse celebrato: è il caso delle sale con letti tricliniari in muratura del tempio di Bacco in località Sant’Abbondio, della terrazza del santuario suburbano di Ercolano, qui utilizzati da un collegium Venerii. Il santuario di Iside, invece, con l’altare ubicato davanti al purgatorium, e non in asse con la cella, in cui il celebrante, nell’atto della celebrazione, era rivolto a sud verso il luogo in cui era conservata l’acqua lustrale del Nilo, rappresentava l’eccezione.
“Manger dans les sanctuaries. Cuisines et salles de repas” (pagg.138-144): dopo l’immolatio dell’animale sacrificale le carni erano divise tra gli dei e gli uomini, “On mangeait dans les sanctuaries comme l’indiquent les cuisines et salles de banquet parfois identifiées”, l’Autore cita alcuni esempi sia di Ercolano che di Pompei, nonchè il più evidente contesto fuori città “confirmant l’étroite association de Bacchus et des banquets”.
Aqua sacrifici causa. L’eau dans les lieux de culte”: l’acqua necessaria e propedeutica agli atti rituali. Il celebrante doveva accostarsi al sacrificio puris manibus, pertanto, l’Autore giustifica la presenza anche per scopi rituali, non solo di terme pubbliche utilizzate dai partecipanti al sacrificio, che dovevano prendere prima un bagno purificatore (Aulularia di Plauto), ma di bacini marmorei nei contesti santuariali o nel caso del tempio di Iside di un contenitore di piombo con fistula, decorato da scene isiache.
Si arriva, così, al capitolo sesto “Défiler et sacrifier. Cérémonies en images”; “sur celles-ci, les texts apportent quelques informations, mais ce sont les scenes peintes et les bas-reliefs découverts sur le site qui fournissent en la matière la source documentaire essentielle”, quali, ad esempio, le pitture dipinte sulle facciate di via dell’Abbondanza, le rappresentazioni dei larari, la processione della Magna Mater, le pitture isiache di Pompei e di Ercolano.
L’Autore tratta questo argomento molto approfonditamente, toccando molti aspetti, da quello relativo alle festività, ed alle relative date, precisando che “…certains calendriers romains trouvés hors de Rome (Préneste, Antium, Cumes etc.) montrent que les principales fêtes romaines étaient connues dans les cites italiennes”, così anche a Pompei in determinate date si celebravano riti e feste come in altre città, tuttavia, “on trouvait également des divergences”, inoltre, “les calendriers n’avaient pas en principe un caractère immuable”.
I paragrafi seguenti sono dedicati ciascuno a diverse tipologie di sacrifici: “Sacrifier au pied de l’autel: le bas-relief de l’autel d’Auguste” con analisi della scena di sacrificio del toro rappresentata sull’altare del tempio di Augusto (cd.tempio di Vespasiano); i sacrifici connessi alle cerimonie isiache che prevedevano offerte di frutti, volatili e statuette, di cui si sono trovati i resti carbonizzati sull’altare, secondo un’usanza attestata anche altrove, sacrifici celebrati per onorare “une divinité égyptienne installée officiellement en terre romaine”; l’Autore, poi, si sofferma sulle pitture del portico dell’Iseum, le pitture del tempio (anche analizzando le pitture provenienti da Ercolano) raffiguranti la salutatio del mattino o altre cerimonie del culto isiaco.
“Sacrifier dans les rues: les peintures des carrefours” è dedicato a tutte quelle pitture in prossimità delle installazioni (altari situati agli incroci delle strade) per la celebrazione di riti relativi alle feste di quartiere (i Compitalia in onore dei Lares Compitales), da parte di magistri compiti capite velato.
A pag.180, poi, il paragrafo dedicato alle processioni e luoghi di spettacolo, in cui l’Autore passa in rassegna le pitture, le iscrizioni, e tutte le fonti utili all’argomento.
A pag.197 il capitolo settimo “Sacrifier et nourrir la cité. Le Macellum de Pompéi”. Qui l’Autore, esamina la bibliografia relativa all’edificio in questione, scoperto nel 1821-1822, sia quella più antica, che identificava l’edificio con un Pantheon per via delle dodici basi di supporto ad una possibile tholos, o lo assimilava ad un tempio di Augusto, o ad un collegio degli Augustali, o ad un macellum (Nissen 1877), sia quella più recente, basata anche su indagini stratigrafiche (l’analisi della struttura, ad esempio, consente a Dobbins di affermare che la funzione di mercato potrebbe risalire ad età augustea, in quanto non è riconoscibile analoga funzione per le strutture datate al II a.C.); sulla scorta della documentazione, nonchè dell’analisi complessiva delle evidenze e della tipologia strutturale, l’Autore, premesso che “à Pompéi, les principaux sanctuaires publics et le forum étaient situés dans les voisinage immediate du marché publics” sostiene che “Ce lien topographique est un argument supplémentaire pour voir dans le macellum un lieu destine à la vente de la viande sacrifiée”.

Ed eccoci alla troisième partie “Vivre avec les dieux. La religion au quotidien”. L’Autore scrive: “Examiner le culte des Lares nous amène à mieux comprendre l’organisation sociale et topographique d’une maison romaine, l’implication de la famille dans la vie de quartier” (“Conclusion”, pag.354).
La sfera religiosa in ambito privato è analizzata nel capitolo ottavo; i luoghi del culto domestico, l’ubicazione dei larari o sacraria nella casa, l’analisi delle pitture ad essi pertinenti, le statuette che li ornavano, i gesti della ritualità privata, tutto ciò concorre all’approfondimento di tale aspetto dell’antica città. “…le sanctuaire principal se dressait généralement dans l’atrium, espace de représentation par excellence de la maison romaine”, “…le panthéon domestique composé du génie du père de famille associé aux dieux Lares et à d’autres divinités que le maître de maison devait saluer en priorité lorsqu’il rentrait chez lui”; ma anche altri punti della casa erano strategici ai fini dell’ubicazione dei larari: il peristilio e la cucina. In quest’ultimo ambito le decorazioni parietali, oltre a raffigurare scene di sacrificio celebrate dal paterfamilias in onore dei Lares, rappresentavano cospicue quantità di parti dell’animale da essi preferito, il porco, e con cui essi venivano saziati “Le porc était justement la victime de prédilection des Lares”.
L’Autore, inoltre, specifica che “le maître de maison avait pleine autorité sur la religion domestique; c’est lui qui avait la responsabilité des différents cultes domestique et qui était chargé d’ordonner la célébration des sacrifices avec l’exception notable des cultes rendus in compito, aux carrefours, et in foco, célébrés en l’honneur des dieux du foyer, autrement dit les Lares”.
Il capitolo nono è, invece, dedicato agli aspetti della religione onnipresenti nella vita economica della città: l’Autore esamina le pitture sulle facciate delle botteghe di via dell’Abbondanza; un esempio, la processione della Magna Mater IX,7,1 (momento culminante delle celebrazioni in onore di Magna Mater che si svolgevano nel mese di marzo con i seguenti riti: canna intrat, arbor intrat, dies sanguinis, hilaria, requetio, lavatio, initium caiani) “…l’identification la plus probable de la scène pompéienne reste à notre avis la lavatio si l’on doit bien voir dans la procession peinte la troupe des desservants et des musiciens de la déesse empruntant la route du sanctuaire de Bacchus avant d’aller purifier la statue dans le Sarno”.
I successivi paragrafi sono dedicati ad altre divinità, protettrici di altrettante attività produttive; a pag.304 “Au couple Vénus-Minerve prépondérant dans les activités artisanales, on peut opposer le couple Cérès-Bacchus pour les activités agricoles”.
Il capitolo decimo (pag.325) “Religion et vie associative. Le cas ambigu des groupes ‘religieux’ ”, tratta brevemente di Isiaci e Venerii, noti solo da alcuni tituli picti nell’ambito di programmata recentiora, nonché del contesto extraurbano in località Sant’Abbondio “lieu de rassemblement d’un thiase bachique” e del luogo di culto del dio Sabazio (II,1,12) nel quartiere dell’anfiteatro.
Il capitolo undicesimo (pag.340) “La religion et la mort. La tombe comme lieu de culte”: “Enfin, expliquer les pratiques funéraires, c’est définir la tombe non pas seulement comme un témoignage du rang du défunt, mais aussi comme un lieu de culte, adapté à une séparation rituelle opérée entre les mortes et les vivants” (“Conclusion”, pag.354).



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